PER COMBATTERE lo stress e allungare la vita una vacanza potrebbe non bastare. Molto meglio affidarsi a metodi più antichi come lo yoga e la meditazione. Lo rivela uno studio condotto dalla Scuola di Medicina Icahn del Monte Sinai, in collaborazione con l'Università della California e la Harvard Medical School, che ha messo a confronto l'impatto biologico dell''"effetto vacanza" in un resort con gli effetti della meditazione. Lo studio ha coinvolto 94 donne sane, di età compresa tra i 30 e i 60 anni. Le partecipanti hanno alloggiato per sei giorni nello stesso resort in California. Una metà è rimasta semplicemente "in vacanza", mentre l'altra metà ha seguito un programma di formazione alla meditazione, che comprendeva mantra, yoga ed esercizi di consapevolezza e riflessione. A tutte è stata somministrata una dieta ayurvedica sana, ritenuta efficacemente anti-infiammatoria. Inoltre, per valutare i cambiamenti, gli studiosi hanno inserito inoltre un gruppo di controllo di "meditatrici regolari", reclutate nella stessa fascia d'età. Obiettivo del ritiro: promuovere un intenso periodo di apprendimento e cambiamento psicologico.

 

ricercatori hanno raccolto dati e campioni di sangue subito prima e subito dopo l'esperienza del resort, esaminando le variazioni di ventimila geni. Poi hanno ripetuto l'analisi un mese più tardi e, infine, a dieci mesi di distanza, per valutare il mantenimento dei benefici, tra cui sintomi depressivi, stress percepito, vitalità e consapevolezza. I risultati dello studio hanno mostrato che tutti i gruppi - meditatori inesperti, meditatori esperti, e vacanzieri - hanno avuto cambiamenti significativi nei profili molecolari dopo la settimana al villaggio, con cambiamenti più notevoli nelle attività legate alla risposta allo stress e alla funzione immunitaria, oltre che miglioramenti del benessere a breve termine: in pratica, più vitalità e meno angoscia, indipendentemente dal gruppo di appartenenza. A un mese di distanza, il gruppo dei meditatori inesperti ha segnalato una marcata variazione (in positivo) dell'attività anti-virale e, dopo un mese, un mantenimento più lungo dei beneifici contro i sintomi depressivi  e lo stress rispetto ai vacanzieri. Dieci mesi dopo, questi sintomi e lo stress sono stati misurati nuovamente e confrontati con i punteggi basali pre-studio. Ne è emerso nuovamente che il meditatori inesperti hanno mostrato maggior mantenimento dei miglioramenti rispetto a chi non aveva meditato. Lo studio ha dimostrato, così, che tutti i gruppi hanno beneficiato di un significativo "effetto vacanza": hanno mostrato una soppressione delle reti che regolano le risposte allo stress, all'infiammazione e alla guarigione delle ferite. Ma l'"effetto meditazione" ha ottenuto di più: i geni si sono rivelati capaci di funzioni cellulari migliori, rilevanti per invecchiare in buona salute. Una distinzione fondamentale, che sottolinea come imparare la meditazione possa essere un beneficio non solo strettamente psicologico, ma anche fisico.

 

Chi si avvicina allo yoga lo fa di solito per due ragioni.

Un amico lo ha consigliato per prendersi cura di un’anca malandata o combattere lo stress accumulato in ufficio nella consueta lotta tra scrivanie. Oppure si è alla ricerca di una risposta sui grandi temi dell’esistenza. Chi siamo? C’è qualcosa oltre la vita? E se sì, quale sarà il nostro destino? Lo yoga può aiutare il praticante a trovare ciò che cerca in un caso e nell’altro perché è, tra molte altre cose, un “metodo” per scoprire se stessi. È in fondo proprio questo uno degli insegnamenti più importanti contenuti nella Bhagavadgītā, uno dei testi di riferimento dello yoga che è parte dell’immenso poema epico Mahābhārata.

Nella Bhagavadgītā la lezione impartita da Krishna al Principe Arjuna che si rifiuta di scendere in battaglia è che ciascuno ha una vita da vivere alla quale non può, non deve sfuggire. Il destino di Arjuna è quello di combattere. Per farglielo comprendere, Krishna gli insegna la pratica dello yoga. E l’insegnamento di vivere al meglio la propria esistenza utilizzando gli strumenti messi a disposizione dallo yoga vale per atei e credenti di ogni religione.

Ma lo yoga è proprio adatto a tutti? Visto che si tratta di una filosofia olistica dedicata alla persona nel suo insieme, e quindi di per sé ideale per tutte le persone, verrebbe naturale dire di sì.

Per quanto riguarda l’aspetto più fisico dello yoga, chiunque può praticarlo per tenersi in forma, preservare l’elasticità del corpo, prevenire gli acciacchi dell’età, favorire il recupero dopo un trauma e anche – attraverso un’assiduità capace di sfidare gli anni – tenere lontane diverse patologie.

Ciò che comunque è chiaro per i praticanti, è che lo yoga è ben più che assumere con il corpo certe “posizioni”. Senza concentrazione, senza consapevolezza, senza quella spinta interiore capace di portare la mente a un nuovo livello di coscienza, non c’è asana. C’è solo un corpo che esegue un esercizio ginnico.

 

Farà bene anche questo, non lo mettiamo in dubbio. Ma allora è inutile sforzarsi in una disciplina come lo yoga che chiede molto al praticante, tanto da svelargli l’esistenza di mondi e desideri sui quali magari neanche gli era capitato di riflettere prima dell’inizio della pratica. Ed è qui che di solito chi si avvicina allo yoga senza la necessaria predisposizione si arrende, getta la spugna, fugge via a gambe levate da un’esperienza che gli chiede di scoprirsi, mettere in gioco qualcosa di sé, le sue convinzioni.

Per molte persone è inaccettabile mettersi in discussione. Perché conducono una vita già abbastanza difficile per cercarsi altri guai, oppure perché il loro sistema di valori e la loro idea di se stessi e di ciò che fanno non c’entrano niente con l’esperienza di scoperta proposta dallo yoga. Naturalmente, non c’è nulla di male in questo. Il mondo è pieno di persone intelligenti, sensibili ed evolute che si sono avvicinate allo yoga e non l’hanno trovato adatto a loro. E ce ne sono ovviamente altre a milioni che invece allo yoga non si sono ancora avvicinate. A queste, noi praticanti possiamo consigliare, sommessamente e con umiltà, di provare.

Ricordiamo loro che per qualcuno lo yoga è una rivelazione immediata – e su altri invece esercita un’attrazione più ellittica, che magari impiega qualche settimana a manifestarsi nella sua interezza. Nel caso queste persone desiderassero venire una volta a lezione, ricordiamo loro di portarsi dietro l’elemento più importante, per avvicinarsi allo yoga, e forse alla vita in genere: la curiosità.

 

“Il Muscolo dell’Anima”. Ecco perché allenarlo aumenterà la tua energia e vitalità

Tutti noi conosciamo le funzionalità dei muscoli principali del nostro corpo, ma in pochi conoscono l’importanza del muscolo Psoas (muscolo ileopsoas). Questo muscolo serve per la stabilizzazione del nostro corpo ed è fondamentale per il nostro equilibrio strutturale. Lo psoas è l’unico muscolo che collega le gambe alla colonna vertebrale, quindi dal suo buon funzionamento dipende la nostra andatura, una corretta postura della colonna vertebrale e non solo…

Perché lo Psoas è uno dei muscoli più importanti del nostro corpo?

Dei recenti studi sostengono che lo psoas è strettamente collegato alle nostre emozioni, poiché messaggero primario del sistema nervoso centrale. Attraverso il tessuto connettivo, il muscolo è in comunicazione col diaframma, quindi anch’esso è coinvolto in fasi che interessano questa zona del nostro corpo, come la respirazione o il riflesso dopo uno spavento.

Che relazione c’è tra lo stress e il muscolo Psoas?

Uno stile di vita frenetico e stressante libera elevate quantità di adrenalina nel nostro corpo mantenendo in tensione costante lo psoas (il corpo si prepara a correre). Questo meccanismo di “auto-difesa” è dentro l’istinto naturale di ognuno di noi (la famosa parte rettile). Per capirci meglio: quando un animale si sente in pericolo di vita, scatta l’identico meccanismo, di solito si prepara a correre o s’immobilizza dalla paura.

La nostra parte istintiva lavora allo stesso identico modo:

Stress –> Adrenalina –> Cervello manda gli input al corpo –> Lo psoas si accorcia e s’irrigidisce

Mantenere lo psoas in tensione costante a causa dello stress può portare a gravi conseguenze come:
  • Sciatica,
  • Problemi alle vertebre.
  • Problemi alle spalle.
  • Malfunzionamento degli organi localizzati nell’addome.
  • Problemi digestivi.
  • Degenerazione dell’anca.
  • Mestruazioni dolorose.
  • Altre patologie
Come se non bastasse, essendo collegato al nostro sistema nervoso, lo psoas manderà dei segnali di tensione in tutto il corpo interferendo con la corretta circolazione dei fluidi e della respirazione.

In poche parole, per colpa della tensione cronica di questo muscolo, il nostro corpo riceverà continui segnali di pericolo. Tutto ciò provocherà un affaticamento delle ghiandole surrenali e del sistema immunitario. A complicare le cose ci pensano le nostre cattive abitudini nella postura e nell’attività fisica.

Perché è importante mantenere lo psoas rilassato?

Mantenere rilassato questo muscolo migliorerà notevolmente la nostra qualità di vita, ci sentiremo più vitali e creativi.

Uno psoas libero dalle tensioni garantisce:
  • Una maggiore fluidità del bacino.
  • Un netto miglioramento della postura della colonna vertebrale.
  • Un netto miglioramento delle funzioni degli organi addominali.
  • Una respirazione e un ritmo cardiaco più equilibrati.
  • In fine, ma non ultimo per importanza: migliorando la salute di questo muscolo rigenereremo le nostre energie vitali e ci riconnetteremo col nostro potere creativo.
Perché lo Psoas è chiamato “Il Muscolo dell’Anima”?

In alcune filosofie orientali lo psoas è conosciuto come “il muscolo dell’anima”, un centro di energia principale del corpo. Quanto più lo psoas è flessibile e forte, tanto più la nostra energia vitale potrà fluire attraverso le ossa, la muscolatura e le articolazioni. Lo psoas sarebbe dunque come un organo di canalizzazione di energia, un nucleo che ci connette alla terra, permettendoci di creare un supporto solido ed equilibrato dal centro del nostro bacino. In questo modo la colonna vertebrale si amplia e, attraverso essa, tutta la nostra vitalità può fluire.

Praticare il Bound Lotus

(forma di yoga avanzato)

 

Le uniche controindicazioni riguardano i problemi articolari, in particolare delle ginocchia.

 

Questo è ciò che è stato insegnato da Mahan Kirn  (l'insegnante che lo ha ricevuto da Yogi Bhajan):  31 minuti, con il sottofondo di Re Man (Snatam - prima versione )

 

 PRIMA si fanno riscaldamento e asana statiche:

 

1) Riscaldamento (10/15 min)

 movimenti per sbloccare l'anca, distendere gli psoas e scaldare tutte le articolazioni che si solleciteranno, in particolare quelle in cui si è più legati e sofferenti. Quindi, in breve, le forme di stretching classiche di gambe e braccia, la farfalla per l'interno coscia/anca e rotazioni della gamba flessa da seduti (abbracciandola, tirando il piede verso il volto e aprendo l'anca nelle rotazioni). Qualsiasi altro stretching preparatorio è utile per praticare senza rischi di strappi o contratture.

 

2) dopo il riscaldamento si inizia l’asana partendo, a seconda delle possibilità, dalla posizione facile, mezzo loto o, se possibile, loto completo.

Importante se la posizione inizialmente "tira" nei muscoli e nei tessuti è normale, anzi è inevitabile: il dolore è un segnale d'allarme da considerare con attenzione, nei casi di traumi o patologie articolari - in ogni altro caso il dolore è allo stesso tempo la strada, il compagno di viaggio del kriya, da conoscere e trasformare, accettandolo e risolvendolo nella meditazione. Il kriya accade realmente quando questo processo porta la mente in una posizione di non coinvolgimento nei vari "problemi" del corpo.

 

3) Posizione completa Si incrociano le braccia dietro la schiena (non importa se dx o sx sopra) cercando di raggiungere gli alluci e agganciandoli con le dita delle mani, in modo da creare un "otto" gambe-braccia

 

Importante: le braccia devono essere comunque in trazione e non sganciate nel vuoto, lasciandole solo incrociate dietro la schiena.

 

4) Tempi dell'asana. Una volta in posizione si poggia la testa a terra o dove è possibile. A seconda del tempo che è rimasto e della capacità di rimanere fermi, mentre i muscoli tirano, si puo' stare in posizione da 3 minuti a 5, 7,11.

 Si cambia rialzandosi e invertendo la posizione dx-sx di gambe e/o braccia e tornando testa a terra.

 

5) FONDAMENTALE: COME AIUTARSI NELLA PRATICA

 

La stessa Mahan Kirn spiegò che la cosa importante non è raggiungere in breve tempo la posizione finale, ma sapersi avvicinare molto lentamente e col metodo giusto. E ovviamente, imparare a stare fermi il pù possibile mentre il corpo e la mente si parlano e si aggiustano.

 

Il metodo giusto per avanzare nella pratica, nella sua esperienza è usare i supporti:

 

per legare i piedi e le mani è sufficiente una sciarpa. Girandola intorno ai piedi o semplicemente incastrandola tra piedi e cosce si avrà un punto a cui agganciare le mani per mantenere la trazione delle braccia e, piano piano, arrivare vicino agli alluci.

 

Per avvicinare la testa a terra progressivamente, invece, una delle scelte migliori è una pila di libri si possono usare anche dei cuscini o altro, ma i libri offrono una superficie liscia dove poggiare la fronte e il terzo occhio, ottenendo un effetto molto vicino a quello a terra.

Anche qui, si parte dalla miglior postura possibile e piano piano si va avanti distendendo i muscoli con il respiro e l'ascolto del mantra.

 

* attenzione:

 quando alla fine suona il timer, si può praticare mahabandha. Attenzione a chiudere molto bene Jalandhara [il collo]. Non è un particolare insignificate, perchè se si ha una chiusura forte, l’energia kundalini viene sparata in alto e bisogna poterla contenere.

 

tempi : 31 minuti

 all'inizio si puo' fare 15 con il loto con un piede in alto e poi cambiare. Mai più di 31.

 Il giorno dopo si cambia piede  invertendo le mani.

 

Non ci si ammala per colpa dei germi, dei batteri, dei virus, del destino o del patrimonio genetico.

La genetica incide minimamente sulla percentuale di malattie e in gran parte ridimensionabili attraverso un corretto stile di vita. Il diabete e il cancro non arrivano dall’esterno: è il corpo che li sviluppa. L’obesità non si prende: è il corpo che accumula grasso. Il mal di  testa, il mal di schiena, l’artrite, l’impotenza, non si prendono: sono tutte condizioni patologiche che il corpo sviluppa dal suo interno.

           

Ci si ammala perché vengono violate le leggi naturali che ogni organismo vivente, a seconda della sua specie, deve rispettare. Quando la popolazione assume standard di vita sbagliati, viola le leggi naturali e si alimenta con prodotti industrializzati, le persone incominciano ad ingrassare, ad ammalarsi, a sviluppare i disturbi della civiltà moderna. Le malattie sono dovute a: tossine, caos elettromagnetico, stress psicofisico, ma soprattutto a causa della cattiva alimentazione dovuta a cibo cotto, industriale che causa carenze nutrizionali (nonostante la sovralimentazione) e le nostre cellule restano affamate e assetate per carenza di veri nutrienti.   

        

Non ci ammala a causa dei virus o dei batteri. Se si espongono due soggetti al virus dell’influenza uno si ammala e l’altro no, perché? Perché l’organismo del primo non riesce a difendersi a causa di una condizione di debolezza del suo sistema immunitario e le tossine aggrediscono l’organismo. Quando l’organismo è intossicato, si abbassano i livelli di acidità del sangue. Il pH del corpo dovrebbe essere alcalino, quando invece è acido si è esposti al rischio di malattie. Se il pH è alcalino praticamente non ci si ammala quasi mai. Ogni individuo malato di cancro ha un pH basso, cioè molto acido.

 Ci si ammala a causa delle radiazioni elettromagnetiche a cui si è giornalmente esposti. I campi magnetici interferiscono con la naturale vibrazione delle cellule, favorendo l’insorgenza di patologie anche tumorali.

 Ci si ammala a causa dei farmaci i quali risultano essere responsabili della maggior parte delle malattie. L’ OMS dice che il 60% della malattie sono iatrogene,  praticamente i medicinali generano più malattie di quante non ne curino. La presenza di malattie è direttamente proporzionale al consumo di farmaci. Più farmaci si prendono più ci si ammala, perché tutti i farmaci hanno effetti collaterali negativi, tossici, dannosi: sono veleni, le peggiori tossine, spesso mortali. I farmaci producono malattie perché eliminano i sintomi, non curano la causa. Tutti i farmaci, sia quelli prescritti sia quelli acquistati liberamente senza ricetta, sono causa di malattie e disturbi. La risposta alle malattie non sta nei farmaci: la malattia non arriva perché nell’organismo manca l’aspirina o l’antinfiammatorio.

 

Le malattie degenerative sono direttamente proporzionate al consumo di farmaci.

Esiste un legame certo tra assunzione di farmaci e suicidi. La quarta causa di morte in America sono i medici sia perché prescrivono farmaci potenzialmente letali e sia perché eseguono interventi che si concludono con il decesso del paziente, o perché sbagliano diagnosi, o perché prendono decisioni scorrette e fatali. Il Journal of the American Medical Association nel numero 284 afferma: “Gli interventi chirurgici non necessari, gli errori medici, gli effetti collaterali dei farmaci ecc. causano lo stesso numero di morti della cardiopatie e dei tumori…”

Ci si ammala a causa di cattivi stili di vita: droghe, fumo di sigaretta, alimenti voluttuari, mancanza di esercizio fisico.

Ci si ammala per mancanza di serenità interiore: stress, ansia, depressione, gelosia, rancore, frustrazioni, preoccupazioni, pessimismo…

Ci si ammala a causa di mancanza di ideali positivi.

 

Gli europei ingeriscono ogni anno 170.000 tonnellate di aromi industriali e 95.000 tonnellate di glutammati (antischiuma, stabilizzatori di colori, antiagglomeranti, umidificatori, solventi, flocculanti ecc.). A causa di questo il 15% della popolazione europea soffre di allergie. Siccome le proprietà organolettiche degli alimenti naturali non sono fatti per durare nel tempo, il ricorso agli aromi naturali è sistematico. Allora succede per es. che loyogurt alla fragola riporti la scritta “aroma naturale” in realtà è una pasta, ottenuta con una mescolanza di trucioli di un albero australiano fatta con acqua, alcol e qualche ingrediente segreto. Da questa ricetta, con qualche aggiunta, è possibile ottenere l’aroma del lampone, del cioccolato, di vaniglia e così via. E così si potrebbero trovare tracce di proteine del latte nel liquore alla noce di cocco, dei peptidi di glutine nelle caramelle, nei corn-flakes, delle tracce di nocciole in un dolce al limone e così via.

Questa alterazione del gusto degli alimenti non è senza conseguenze per la salute delle persone. Anche se gli industriali garantiscono l’innocuità degli additivi impiegati, non dispongono di alcuna possibilità di verifica scientifica: controllare 20.000 additivi costerebbe troppo e richiederebbe tempi troppo lunghi. Né sono mai stati studiati finora agli inevitabili effetti delle interazioni fra i diversi prodotti chimici utilizzati. Gli industriali non hanno né i mezzi né il tempo per far testare tutti gli additivi impiegati. Per contro la gente, sempre più indaffarata e in corsa con il tempo, ha difficoltà a cucinare ortaggi o cereali o di consumare frutta in modo sano e naturale, magari cercandola in qualche negozio bio un po’ più distante. E allora le allergie si diffondono e a guadagnarci sono le lobby dell’industria chimico-farmaceutica.

Ma non solo il corpo fisico è soggetto ad ammalarsi; si ammala anche la mente e la coscienza.

Il corpo si ammala quando perde il suo equilibrio biochimico; la mente si ammala quando è pervasa da pensieri disarmonici e pessimistici; la coscienza si ammala quando perde la capacità di nutrire sentimenti, sensibilità, condivisione.